Indagini personali coniugali e familiari Jurisprudentia

Indagini su tradimenti e infedeltà coniugale

Qualsiasi cosa si pubblichi sul proprio profilo, anche se riservato a cerchie ristrette di amici, diventa pubblico, secondo i giudici. Ma il tribunale non si è accontentato, naturalmente, delle informazioni attinte da Facebook. Ha incaricato la polizia municipale di verificare la convivenza della donna, come prova aggiuntiva «tale da escludere il diritto a percepire un assegno di mantenimento»

Indagini su tradimenti e infedeltà coniugale


Si è avuta notizia di un decreto del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su una causa di revisione delle condizioni di separazione.

La coppia si era separata, con la rinuncia reciproca degli assegni di mantenimento.


Lei, però, spiegando di aver perso il lavoro e di essersi ammalata, chiedeva di cambiare l'originario accordo per ricevere da lui un assegno mensile di 700 euro.

Il marito ha risposto che le sue condizioni economiche erano peggiorate e che la moglie, in relazione con un medico ortopedico, poteva condurre «un livello di vita anche superiore a quello che aveva nel matrimonio».

La prova della relazione, manco a dirlo, sono state le fotografie e le notizie pubblicate sul profilo Facebook della donna che, alla voce nota a tutti di «situazione sentimentale», aveva scritto «impegnata» aggiungendovi il nome del medico.

Una prova, come le foto di più viaggi.

Materiale utilizzabile nella causa, o coperto da riservatezza e quindi tutelato dalle norme sulla privacy?

Il collegio giudicante, presieduto da Ida D'Onofrio, ha scritto che le «informazioni e le fotografie pubblicate sul proprio profilo Fb non sono assistite da segretezza, a differenza dei messaggi scambiati attraverso il servizio di messaggistica (la chat) fornito dal social network da assimilare a forme di corrispondenza privata».