Indagini di corporate governance Jurisprudentia

Investigazioni su condotte di insider trading

Sulla leale competizione sul mercato vigila, a livello comunitario, l’Antitrust europeo, mentre a livello nazionale diversi organi vigilano sulla corretta applicazione delle normative e sulla leale competizione dei soggetti economici (Autorità per la Concorrenza oltre alle Camere di commercio a cui è attribuito dalla legge 580/1993 un penetrante potere di controllo).

Investigazioni su condotte di insider trading


In sede di Codice Penale, l’articolo n. 501 recita sotto la rubrica “Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”, quanto segue:

“Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 516,00 euro a 25.822 euro.

Se l'aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate.

Le pene sono raddoppiate:

1) se il fatto è commesso dal cittadino per favorire interessi stranieri;

2) se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello Stato, ovvero il rincaro di merci di comune o largo consumo.

Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto è commesso all'estero, in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici italiani.

La condanna importa l'interdizione dai pubblici uffici”

La previsione delle fattispecie di reato recate dagli articoli citati sono inserite nel codice penale al libro II° (Dei delitti in particolare), titolo VIII (Dei delitti contro l'economia pubblica, l'industria e il commercio), capo I (Dei delitti contro l'economia pubblica)

Nello stesso alveo di condotte delittuose si situano le previsioni normative recate dagli articoli 499 (Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzione); 501 bis (Manovre speculative su merci) - 503 (Serrata e sciopero per fini non contrattuali); 507 (Boicottaggio); 508 (Arbitraria invasione e occupazione di aziende agricole o industriali. Sabotaggio)


In sede di Codice Civile, invece, l’articolo 2637 recentemente novellato, recita sotto la rubrica “Aggiotaggio”, quanto segue:

“Chiunque diffonde notizie false, ovvero pone in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati o per i quali non è stata presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato, ovvero ad incidere in modo significativo sull'affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o di gruppi bancari, è punito con la pena della reclusione da uno a cinque anni”.

La previsione della fattispecie penale recata è inserita nel codice civile al libro V° (Del lavoro), titolo XI (Disposizioni penali in materia di società e di consorzi), capo IV (Degli altri illeciti, delle circostanze attenuanti e delle misure di sicurezza patrimoniali)

La legge italiana ha iniziato ad occuparsi esplicitamente di insider trading dapprima introdotto con la legge n. 157 del 1991 (in recepimento della Direttiva 89/592), successivamente modificato dall’art. 180 del D.lgs. n. 58 del 1998 (TUF o Legge Draghi), ed indi riformulato dalla Legge Comunitaria n. 62 del 2005.

La citata Legge, in recepimento dell’intera disciplina comunitaria sugli “abusi di mercato”, ha riformulato la Parte V, Titolo I, Capo IV del TUF introducendo un nuovo Titolo I bis rubricato “Abusi di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato”.  

Nei nuovi articoli del TUF il legislatore ha disciplinato, sia come illeciti amministrativi che come reati penali, sia l’abuso di informazioni privilegiate (artt. 184 e 187 bis) che la manipolazione di mercato (artt. 185 e 187 ter).