Investigazioni digitali

Investigazioni digitali Abruzzo

La rivoluzione tecnologica ha stravolto vita e abitudini del genere umano introducendo profonde modifiche che ne hanno caratterizzato, in maniera innovativamente marcata, il corso.

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Era solo il 1990, l’epoca della celebrazione dei mondiali di calcio in Italia, che, fra le novità assolute, cominciavano a vedersi i primi telefoni cellulari.

Il più famoso e “up to date” era lo Startac, prodotto da Motorola, che veniva vissuto da tutti come “status symbol” ed oggetto quasi di culto.

Un semplice mezzo di comunicazione che rendeva tutto più facile ed ogni interlocutore reperibile ovunque.

Ma si pensi, adesso, al ruolo che “gioca”, oggi, nelle nostre abitudini, uno smartphone, o quali siano le implicazioni connesse all’uso dei social network, o il rilevante impatto della digitalizzazione a livello di tutte le attività umane: burocratiche, economiche, scientifiche, etc.


Allo stesso modo, le insidie quotidiane affrontate sino ad oggi si sono evolute, assumendo forme non sempre semplici da individuare nello sconfinato oceano di informazioni che, in ogni momento, ci sommerge.

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Tale evoluzione ha coinvolto anche l’ambito del diritto e, segnatamente, quello penale.


I reati più classici, come ad esempio la rapina, si sono affinati in chiave tecnologica, mantenendone, tuttavia, la stessa odiosità ed afflittività.

Diventa ininfluente trovarci di fronte ad un malintenzionato, mascherato e travisato, che ci punta una pistola oppure ad un hacker che “saccheggia” i dati della nostra carta di credito per sottrare fondi di nostra piena ed esclusiva proprietà.

Quale differenza c’è fra avere nel proprio organico un dipendente infedele che sottrae interi fascicoli alla nostra azienda o che li copia su un cloud, seduto comodamente nel suo (o, meglio, nel “nostro” ufficio)?

Cambia allora il modo di proteggerci, di analizzare l’avvenuta “sottrazione” al fine di tutelarcene, salvaguardando la nostra azienda e la nostra identità, o addirittura, la nostra vita o quella dei nostri cari, in certi casi.


Infatti persino nei casi tradizionali, le indagini digitali hanno conquistato un ruolo rilevante all’interno dell’investigazione complessiva, grazie ai potenziali spunti investigativi che possono aprire.

La reputazione è, da sempre, un valore assoluto, attenendo alla credibilità personale, professionale e umana che un soggetto ha all’interno di un gruppo sociale.

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Con l’avvento del web, tale concetto si è dilatato.

I gruppi sociali sono diventati di dimensioni sbalorditive: si parla di comunità virtuali che, nel caso di FaceBook, ha raggiunto, per sua stessa dichiarazione, l’incredibile numero di 2,38 miliardi di utenti, con una media di persone che si collegano quotidianamente di 1,56 miliardi di individui.

Si stima che i siti web siano 1,33 miliardi, e le persone che vi possono accedere superano i 4 miliardi.

Conseguentemente, oggi, si avvia ricerca sul web per ogni tipo di informazione, creando una serie di stringhe (query), che generano centinaia di migliaia di risposte, spesso preordinate dal motore di ricerca che ha un interesse commerciale in tal senso.

Fenomeno paragonabile ad un “telefono senza fili” del terzo millennio, che, spesso, è fonte di fake news che integrano false fonti, a volte farcite di filmati montati ad arte ed aventi ad oggetti testimonianze inverosimili.

Un “mare magnum”, di fronte al quale anche l’identità digitale del soggetto interrogante rischia di annegare.


Ed ecco allora il sorgere ormai travolgente del problema della “web reputation”, con cui si indica la raccolta ed il monitoraggio su internet di quanto per ogni progetto, servizio, prodotto, azienda, evento o persona viene pubblicato in rete.

Sono, parimenti, nati ambiti di ricerca specifica, correlati da relativi servizi offerti dal mercato e che costituiscono la nuova frontiera delle investigazioni digitali.

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Le indagini di Open Source INTelligence, rappresentate con l’acronimo inglese "OSINT", caratterizzano le investigazioni tese alla ricerca di dati e notizie sulle fonti aperte.


Ovvero l’insieme delle attività che permettono di acquisire ed analizzare tutti quei dati di "pubblica" accessibilità (poiché disponibili in rete), che tuttavia, non essendo catalogati, classificati o indicizzati, sono di difficile reperibilità.

L’operatività dell’investigatore privato, in questo settore, riesce a garantire anche la più piccola rintracciabilità di elementi ed informazioni che abbiano lasciato traccia nella rete.

Le indagini sono tese a "scandagliare" ogni fondale dei più profondi "abissi" di informazioni e notizie (in questo caso convertibili in bit, chilobit, byte, etc.), e qualsiasi "corrente o flusso di dati", del World Wide Web, nella sua più ampia accezione.

Qui comprendendone infatti, i dati non indicizzati del deep e dark web.

Secondo una ricerca sulle dimensioni della rete condotta alcuni anni fà negli USA, da Bright Planet, il Web è costituito dall'abnorme cifra di oltre 550 miliardi di documenti: di cui Google ne indicizza meno dell'uno per cento (circa 2 miliardi).

All’esito della ricerca operata dal quesito di interesse, tali indagini, sono in grado di raccogliere prove, stilare report dettagliati, analizzare e identificare flussi, percorsi, nonché rispettivi autori o divulgatori, e successivamente indirizzare l’attività investigativa.


Le tipologie di informazione che possono essere racchiuse in una ricerca OSINT possono essere di: 

- Open Source Data - OSD, ovvero fonti primarie di riferimento quali immagini, documenti, registrazioni audio/video, etc.

- Validate Open Source INTelligence - OSINT-V, cioè, le informazioni cui è stato attribuito un alto grado di certezza. 

- Open Source Informations - OSI, ossia informazioni grezze secondarie, frutto dell’analisi dei dati OSD.

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Sotto la nuova etichetta di fake news si nascondono quelle che un tempo, semplicemente, si chiamavano bugie, false informazioni, cioè propalate per trarre altri in errore, non necessariamente per un proprio vantaggio.


La rivista focus, il 14 giugno 2018, ha censito ben 33 “bugie storiche” passate per vere, fra le quali alcune veramente “colorite”.

La frase comunemente attribuita a Maria Antonietta D’Asburgo Lorena, “se non hanno il pane, che mangino brioche” non è stata da lei mai proferita.

Non è vero che il famoso scienziato Albert Einstein andasse male in matematica e fosse stato bocciato in quinta elementare.

Così come che il filamento che dà luce alla lampadina fosse stato inventato da Edison in luogo del piemontese Alessandro Cruto, che lo accese il 4 marzo 1880 nel laboratorio di fisica dell’università di Torino.

Che una mela caduta sulla testa di Isaac Newton gli abbia fatto scoprire la forza di gravità, avendo raccontato lo stesso Newton al suo amico e collega William Stukley di avervi cominciato a riflettere dopo aver visto una mela staccarsi da un albero e cadere.

O che i re di Roma fossero 7, essendo in realtà 8 con Tito Tazio che regnò per cinque anni, probabilmente affiancando Romolo.

Certamente, è vero che notizie false ebbero conseguenze economiche, come la notizia del febbraio del 1814, giunta a Londra e secondo cui “Napoleone è morto”.

Tale notizia, nonostante la mancanza di conferme ufficiali, provocò un forte scossone alla borsa e, successivamente, si accertò che questa fake news fu messa in circolazione da un gruppo di “furbetti” per guadagnare sulla vendita di titoli governativi.

La diffusione della falsa notizia ricadde su Sir Thomas Cochrane, che continuò a dichiararsi innocente ed al di fuori della truffa e la cui condanna viene fatta risalire ai suoi oppositori politici, per “toglierlo di mezzo”.

Pertanto, le indagini digitali rivestono, ad oggi, sia per l'imprenditore individuale che per i diversi player attivi nei rispettivi comparti economici, un ruolo sempre più strategico in quella che viene definita l'economia 4.0.

Questo approccio, "al netto" delle numerosissime proiezioni di operatività configurabili, consente, in una logica di prevenzione, di mitigare i rischi operativi generati da lacune informative spesso non considerate (indagini reputazionali operate su fonti pubbliche, indagini per "carpire" e analizzare i "rumors" del popolo digitale, su aziende, prodotti, servizi, etc.), nonchè, in chiave di monitoraggio:

Di individuale tempestivamente, qualsiasi "agente patogeno" presente nel tessuto dell'impresa, al fine di contenere eventuali fughe di dati e notizie riservate, od arginare, eventuali "azioni ed intenzioni", a disfavore della brand reputation aziendale. 





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