Indagini su infortuni simulati con sorveglianza, OSINT e analisi digitale per documentare attività incompatibili con la prognosi, supportare il licenziamento per giusta causa e difendere il datore di lavoro in sede disciplinare e giudiziaria.

About us
Dichiarare un infortunio che non c’è, o prolungarne artificiosamente la durata, non è un semplice abuso del sistema: è una violazione dell’obbligo di fedeltà e può legittimare il licenziamento per giusta causa.

Gli scenari tipici sono noti:
→ Dipendenti che denunciano un “incidente” con dinamica poco credibile, senza testimoni e con certificazioni vaghe;
→ Prognosi che si allungano a colpi di certificati, mentre arrivano segnalazioni di lavori in nero, ristrutturazioni domestiche, sport intensi;
→ Infortuni denunciati poco prima di interventi organizzativi delicati (nuove mansioni, trasferimenti, verifiche di performance).

A differenza della malattia, l’infortunio non è soggetto a visite fiscali automatiche. Se non si interviene con indagini mirate, il datore di lavoro resta di fatto senza strumenti di verifica concreti.

Le nostre investigazioni aziendali su infortuni sospetti hanno un obiettivo preciso: documentare in modo solido, e nel rispetto delle norme, se il lavoratore sta realmente osservando le limitazioni indicate o se sta svolgendo attività incompatibili con lo stato dichiarato.

Il risultato è un dossier che può sostenere una contestazione disciplinare, fino al licenziamento per giusta causa, e una difesa coerente in sede giudiziaria.

Riferimenti normativi e giurisprudenza chiave

Il lavoratore infortunato è protetto dall’art. 2110 c.c., che disciplina il trattamento in caso di infortunio e malattia.

Tuttavia:
→ la simulazione di un evento lesivo o l’uso distorto dello stato di infortunio costituiscono inadempimento grave dell’obbligo di fedeltà e correttezza;
→ la giurisprudenza (ad esempio Cass. sez. lav. n. 20090/2015) ha ribadito che lo svolgimento di attività incompatibili con lo stato fisico dichiarato rompe il vincolo fiduciario e può giustificare l’allontanamento immediato.

A differenza delle assenze per malattia, per l’infortunio non è previsto un meccanismo di controllo ordinario tramite visite fiscali. Questo rende le indagini difensive private lo strumento più concreto per verificare se la persona sta rispettando le limitazioni, oppure no.

Le nostre attività si inseriscono in questo quadro: raccolgono fatti e immagini che, valutati dal legale, possono fondare una contestazione disciplinare e l’eventuale licenziamento per giusta causa ex art. 2119 c.c.

Iter investigativo: dal sospetto alla contestazione

Le indagini non si improvvisano: seguono una sequenza precisa.

Audit preliminare
→ raccolta delle segnalazioni interne, analisi del certificato INAIL e dei certificati medici correlati;
→ ricostruzione della dinamica dichiarata dell’infortunio (luogo, orario, testimoni, eventuali video o log aziendali).

Pianificazione mirata
→ definizione degli obiettivi probatori (verificare se il lavoratore svolge attività incompatibili, dove si trova, quali abitudini mantiene durante la prognosi);
→ scelta dei luoghi e degli orari più significativi per l’osservazione.

Sorveglianza discreta
→ documentazione foto/video in alta definizione delle attività svolte durante il periodo di assenza (spostamenti, lavori fisici, sport, hobby impegnativi);
→ attenzione a non invadere luoghi di privata dimora o spazi protetti.

Raccolta di riscontri
→ ascolto del personale, eventuali vicini di casa, gestori di strutture sportive (ove lecito);
→ analisi di elementi disponibili su canali digitali (social, stories, geolocalizzazioni, post pubblici).

Digital forensics e OSINT
→ verifica di contenuti pubblicati dal lavoratore (foto, video, commenti) che mostrino attività incompatibili con lo stato di inabilità;
→, se inserito in procedimenti e con i necessari titoli, analisi di pagamenti POS, carte fedeltà o transazioni per ricostruire spostamenti significativi.

Report “court–ready”
→ relazione tecnica con timeline dettagliata, allegati fotografici e video, indicazione delle giornate e delle attività documentate;
→ hash (es. SHA-256) dei file multimediali e catena di custodia per poterne garantire integrità e origine.

Metodologie e tecnologie impiegate

Per documentare un infortunio simulato o “gonfiato” utilizziamo un insieme di strumenti, scelti in base al caso:

→ telecamere mimetizzate e body–cam per riprendere, da luoghi leciti, attività fisiche incompatibili con la prognosi (sport, lavori edili, incarichi manuali);
→ eventuale tracking dei veicoli aziendali tramite logger GPS, nei limiti consentiti da policy e normative;
→ OSINT e SOCMINT su profili social per individuare post, stories o check–in che mostrino sport, viaggi, eventi o presenza in luoghi non coerenti con l’infortunio dichiarato;
→ analisi di scontrini, carte fedeltà e transazioni (quando disponibili in atti di causa o tramite canali legittimi) per documentare movimenti e abitudini durante il periodo di assenza;
→ rilievi fotografici o video in luoghi come palestre, cantieri, esercizi commerciali, in cui il lavoratore svolge attività non compatibili con la prognosi.

L’obiettivo non è “spiare”, ma raccogliere materiale oggettivo che mostri, in modo chiaro, se la persona sta rispettando o meno le limitazioni dichiarate.

Campanelli d’allarme di un infortunio simulato

Alcuni indicatori, se combinati, possono far ritenere opportuno un approfondimento:

→ dinamica del sinistro poco chiara, non confermata da testimoni o non coerente con log aziendali (video, accessi, turni);
→ certificazioni mediche reiterate con diagnosi estremamente generiche (ad esempio “lombosciatalgia”, “trauma generico”) senza approfondimenti oggettivi;
→ segnalazioni interne su attività sportive, lavori domestici impegnativi o seconde attività durante il periodo di infortunio;
→ coincidenza tra periodi di infortunio e lavori in casa, ristrutturazioni, hobby che richiedono sforzo fisico prolungato;
→ prenotazione di viaggi, partecipazione ad eventi, presenze ricorrenti in luoghi non coerenti con la prognosi.

Questi elementi non bastano da soli a “provare” l’illecito, ma indicano che può valere la pena di strutturare un’indagine.

Tutela della privacy e catena di custodia

Le investigazioni sono condotte da soggetti autorizzati ex art. 134 T.U.L.P.S. e nel rispetto di GDPR e linee guida del Garante Privacy.

Principi applicati:
→ proporzionalità: si interviene solo sul lavoratore interessato e solo per il tempo strettamente necessario;
→ minimizzazione: si raccolgono solo dati pertinenti al sospetto di infortunio simulato o abusivo;
→ sicurezza: ogni file (foto, video, log) viene sigillato con hash (MD5/SHA-256), archiviato in ambiente protetto (ISO 27001) e accessibile solo ai referenti autorizzati;
→ tracciabilità: per ogni evidenza sono annotati origine, data, orario, luogo e modalità di acquisizione.

Questo consente al legale di utilizzare il materiale sapendo che è stata rispettata la normativa sulla protezione dei dati e sulla prova digitale.

Perché affidarsi a un’indagine professionale

Tentare di verificare da soli un infortunio sospetto è spesso un boomerang: si rischia di violare la privacy o di raccogliere materiale inutilizzabile.

Un’indagine strutturata permette di:
→ ridurre i costi occulti: interrompere indennizzi, sostituzioni e coperture ingiustificate;
→ inviare un messaggio chiaro all’interno: la tutela degli onesti passa anche dal contrasto agli abusi;
→ disporre di un dossier completo per la contestazione disciplinare, la eventuale risoluzione del rapporto e la difesa in caso di causa di lavoro;
→ ricevere un supporto tecnico–legale continuo, dalla fase del sospetto fino all’eventuale udienza.

Il datore di lavoro e i suoi consulenti (avvocati, consulenti del lavoro) possono così valutare se procedere con una sanzione o con il licenziamento su una base documentale solida, non su impressioni.

INDAGINI SU INFORTUNI SIMULATI


Un infortunio inesistente o gonfiato non è solo un costo: è un segnale che qualcosa si è incrinato nel rapporto di fiducia. Prima di agire, è fondamentale sapere se i fatti confermano il sospetto.

Possiamo aiutarti a:
→ valutare se ci sono elementi sufficienti per avviare un’indagine mirata;
→ raccogliere prove di eventuali attività incompatibili con lo stato dichiarato;
→ predisporre un dossier tecnico a supporto di contestazioni disciplinari, licenziamento per giusta causa e difesa in giudizio.

Parliamone

Per urgenze HR/legali (assenze in corso, scadenze ravvicinate):
Tel. +39 348 740 7 740
FAQS

Quando ha senso avviare un’indagine su un infortunio

È opportuno valutare un’indagine quando:
→ la dinamica del sinistro è poco chiara, non confermata da testimoni o non coerente con i log aziendali;
→ arrivano segnalazioni attendibili su attività fisiche svolte durante la prognosi;
→ i certificati si susseguono con diagnosi vaghe e proroghe poco motivate;
→ l’assenza cade in periodi sensibili (ad esempio cambi organizzativi, chiusure di bilancio, controlli interni).

Questi elementi non sono una prova, ma indicano che il rischio di abuso è concreto.

Infortunio simulato e malattia: è lo stesso tipo di indagine

Ci sono analogie, ma anche differenze.

→ nella malattia esiste lo strumento della visita fiscale; nelle assenze per infortunio no;
→ in entrambi i casi, le attività incompatibili con la condizione dichiarata possono giustificare il licenziamento;
→ le indagini per infortunio simulato si concentrano anche sulle circostanze del sinistro (modalità, testimoni, coerenza della dinamica) oltre che sulla condotta nel periodo di assenza.

Per questo l’analisi iniziale del caso è importante: consente di scegliere approccio e priorità.

Che tipo di prove servono per sostenere il licenziamento

In linea di massima, più le prove sono concrete e coerenti, più la posizione del datore è forte.

Possono rientrare:
→ riprese foto/video che mostrano attività fisiche incompatibili con la prognosi;
→ riscontri oggettivi (scontrini, accessi, viaggi) che mostrano spostamenti non compatibili con le limitazioni;
→ testimonianze circostanziate che confermano comportamenti incompatibili con l’infortunio;
→ documentazione medica e INAIL letta alla luce dei comportamenti osservati.

La valutazione di sufficienza la fa sempre il legale, ma una buona indagine mette a disposizione materiale ordinato e comprensibile.

Quanto dura un’indagine per infortunio sospetto

La durata dipende da:
→ tipo di attività da documentare (episodi sporadici vs routine quotidiane);
→ area geografica e possibilità di osservazione;
→ urgenze HR/legali (contestazioni da inviare, scadenze già fissate).

In media:
→ casi mirati richiedono da pochi giorni a due settimane di attività sul campo;
→ indagini più articolate (doppia attività lavorativa, lavori duraturi) possono richiedere periodi più lunghi, pianificati insieme al cliente.

Tempi e perimetro vengono definiti nel piano iniziale.

Quanto costa un’indagine di questo tipo

Il costo dipende da:
→ tempo necessario per le osservazioni;
→ numero di operatori coinvolti;
→ eventuali attività digitali (OSINT, social, analisi log).

Ogni incarico è preceduto da un preventivo che dettaglia attività previste, output e range di costo, così da permettere al datore di lavoro e ai suoi consulenti di valutare un rapporto costi/benefici sensato.

Serve il consenso del lavoratore o il via libera del sindacato

No. Le indagini difensive possono essere svolte:
→ senza informare preventivamente il lavoratore, se finalizzate a tutelare un interesse giuridicamente rilevante;
→ senza necessità di accordo sindacale, purché svolte da soggetti autorizzati e nel rispetto delle norme (Statuto, GDPR, Codice Privacy).

La legittimità va comunque verificata caso per caso con il legale aziendale.

Il report può essere usato direttamente in causa di lavoro

Sì.

La relazione investigativa:
→ fornisce una ricostruzione fattuale (giorno per giorno) delle condotte;
→ è accompagnata da allegati (foto, video, documenti) e da hash per garantirne integrità;
→ può essere allegata alla contestazione disciplinare e prodotta in giudizio.

Sarà il legale a decidere se depositarla integralmente o per estratti, in funzione della strategia.

Che rischi corre l’azienda se indaga in modo improprio

I rischi principali sono due:
→ inutilizzabilità delle prove (e quindi indebolimento del licenziamento);
→ possibili contestazioni per violazione della privacy o dei diritti del lavoratore (con danni ulteriori). Affidarsi a una struttura che conosce le regole riduce questi rischi e permette di concentrare l’attenzione sul merito delle condotte.

Cosa non dovrebbe fare il datore di lavoro da solo

È sconsigliabile:
→ far seguire il lavoratore da colleghi o persone non autorizzate;
→ usare in modo autonomo sistemi di tracciamento improvvisati o telecamere nascoste prive di base giuridica;
→ accedere senza titolo a dispositivi personali o account privati.

Oltre al profilo etico, queste condotte rischiano di produrre materiale inutilizzabile e di creare contenziosi aggiuntivi.

Possiamo aiutarvi anche nella revisione di procedure interne

Oltre alla singola indagine, possiamo:
→ affiancare HR e consulenti del lavoro nella definizione o revisione di procedure per la gestione degli infortuni sospetti;
→ suggerire modalità corrette di raccolta delle segnalazioni interne;
→ indicare quali elementi è utile conservare (log, documentazione, comunicazioni) in vista di possibili verifiche future.

Questo aiuta a trasformare il singolo caso in un miglioramento stabile dei controlli interni.

A chi è rivolto il servizio

Il servizio è pensato per:
→ datori di lavoro di ogni dimensione (PMI, grandi aziende, enti);
→ studi legali che assistono aziende in contenziosi lavoro e necessitano di un supporto tecnico per la parte fattuale;
→ consulenti del lavoro e HR manager che devono gestire situazioni delicate con basi oggettive solide.

L’obiettivo è comune: arrivare a decisioni difficili su basi documentate, non solo su sensazioni o indiscrezioni.

Servizi più richiesti